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Gruppo Consiliare Provinciale

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COMUNICATO DEL GRUPPO PROGETTO TRENTINO SUL D.D.L. SCUOLA

Progetto Trentino ha partecipato e concorso responsabilmente e criticamente, durante i lavori della Quinta Commissione, alla discussione e all’esame del disegno di legge 126 proposto dalla Giunta per recepire nell’ordinamento provinciale la normativa del governo riguardante la cosiddetta “Buona Scuola”. Il nostro è stato un concorso “responsabile”, perché la Provincia non può oggettivamente sottrarsi all’obbligo di adeguare la propria legislazione a quella statale su una materia sì importante, ma sulla quale la nostra competenza statutaria è concorrente. Siamo comunque intervenuti anche “criticamente”, perché lo sforzo di armonizzare le norme trentine e nazionali non implica affatto la rinuncia al diritto di valorizzare l'autonomia, le specificità e i punti di forza del nostro sistema educativo. Per questo abbiamo proposto alcuni emendamenti “di sostanza” al testo, molti dei quali accolti dalla Giunta che ha compreso l'intenzione costruttiva delle proposte di Progetto Trentino. Come nel caso degli emendamenti da noi presentati e approvati a sostegno delle scuole paritarie, cui è stata riconosciuta la possibilità, non prevista nella versione originaria del ddl, di partecipare alla formazione e all’aggiornamento professionale dei docenti e dei dirigenti. Con altre modifiche da noi richieste e che hanno trovato la condivisione dell'esecutivo, abbiamo reso centrale il ruolo della Commissione Consiliare competente che deve dare pareri prima che la Giunta deliberi in merito all'ampiezza degli ambiti territoriali, ma anche prima di stabilire la procedura di valutazione dei dirigenti e in vista dell'adozione del Piano provinciale per la scuola digitale.

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LEGGENDO I GIORNALI.........

Leggendo i giornali prendo atto, non senza sconcerto visti gli scenari che apre e i soggetti impegnati, del dibattito che coinvolgendo alcuni attori di quel mondo variegato che costituisce il fronte dell’opposizione al governo provinciale e dunque al centrosinistra autonomista, tira in ballo anche PT. E se questo può apparire un fatto positivo perché finalmente anche PT viene citato dalla stampa, dall’altra parte richiede di fare chiarezza prima di tutto al nostro interno per evitare speculazioni o interpretazioni fuorvianti.  In un clima di grande confusione e debolezza ideologica è quanto mai necessario, a nostro avviso, entrare nel merito della nostra identità e della nostra linea politica in vista sia della Riforma costituzionale, e dunque del destino della nostra Autonomia, sia in vista della strategia politica da intraprendere per le elezioni provinciali del 2018.

Per quanto riguarda il referendum sulla Riforma costituzionale PT prosegue, dopo l’incontro di Villalagarina, con serate sul territorio finalizzate ad informare i cittadini sui pericoli insiti nel testo della Riforma Boschi soprattutto in merito alla nostra Autonomia e sui pericoli ai quali andrà incontro l’istituto autonomo regionale se la politica trentina non darà forti segnali di impegno nel costruire un clima di collaborazione prima di tutto culturale e ideale con gli altoatesini della provincia di Bolzano.

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POLITICA TRENTINA E AUTONOMIA

Nel prossimo autunno andremo a votare il referendum riguardante le modifiche apportate alle leggi costituzionali e come spesso accade ci si divide fra favorevoli e contrari, non solo nei partiti, ma anche nella società civile, fra pochi distinguo e molta confusione (chi scrive è per il no). Colpa soprattutto del significato politico che gli si è voluto attribuire a questo referendum da parte del governo nazionale che di fatto oscura i contenuti e ne fa bandiera di rinnovamento, come se tutto ciò fosse la panacea per tutti i mali che affliggono il nostro paese.

C'è pero all'interno di questo pacchetto di modifiche un passaggio molto importante che riguarda la nostra provincia autonoma ed è la riforma del titolo quinto, nel quale si evidenziano alcuni aspetti la cui interpretazione diventa addirittura dirimente per la nostra Autonomia e che inevitabilmente dovrà passare attraverso un accordo con lo stato, il così chiamato: Terzo Statuto.

Se ciò non bastasse tutto questo si innesta sul problema ormai annoso del ruolo della regione ormai svuotata di poteri e ridotta a ruolo di rappresentanza ma istituto costituzionalmente obbligato dopo l'abolizione delle provincie.

In questo contesto non è da sottovalutare l'importanza della nuova legge elettorale nazionale che di fatto tra sbarramenti e premi di maggioranza permetterà di governare senza l'ausilio di voti dei partiti autonomisti, dei cambi di casacca e quant'altro visto in questi vent'anni di seconda repubblica.

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I nostri Sondaggi

PREMESSO CHE Pt HA GIA' ADERITO AL COMITATO PER IL "NO", IN AUTUNNO SAREMO CHIAMATI A VOTARE PER IL REFERENDUM CONFERMATIVO DELLA REVISIONE COSTITUZIONALE, TU COME LA PENSI?

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