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IL NUOVO “NEW DEAL” ITALIANO

Sta per finire anche il mese di marzo e la pandemia da coronavirus non dà tregua. Dal 31 gennaio, giorno in cui venne decretata l’emergenza sanitaria nel Paese senza che ad essa seguisse una misura tempestiva di contrasto, sono passati due mesi. Mesi dominati purtroppo da un’unica notizia presente, giorno dopo giorno, su media e quotidiani nazionali.

Coronavirus….coronavirus….coronavirus….

Contagiati…..positivi…..deceduti…..dimessi….

Il nostro Paese sta affrontando uno sforzo immane per far fronte a questo dramma epocale. Dramma che ci segnerà in maniera indelebile stravolgendo le nostre vite, la nostra quotidianità, il nostro lavoro, la nostra socialità. Ci stiamo rendendo conto ora di come l’attualità che ci sovrasta stia condizionando il nostro futuro e quello dei nostri figli. Personalmente non so come sarebbe andata a finire se chi ci governa, anziché attendere e lanciare messaggi fuorvianti e ridicoli (poco più di un’influenza stagionale, cene in ristoranti cinesi per tranquilizzare la gente ecc.) avesse adottato fin da subito misure draconiane di contenimento del virus. Sono sicuro però che il contagio sarebbe stato più contenuto, meglio controllabile e, di conseguenza, con un numero di decessi inferiore. Non so dire di quanto, ma fosse anche una sola unità sarebbe un dato del tutto positivo. Ora alla preoccupazione per quello che non è stato fatto nei tempi utili si aggiunge la preoccupazione per quello che si dovrà fare per risollevarci e far ripartire un Paese stremato e, sfortunatamente, governato da dilettanti incapaci e privi di qualsiasi visione di futuro. Nulla a che vedere con le capacità intellettuali e politiche dei nostri padri fondatori della Repubblica ed artefici della ricostruzione economica del dopoguerra.

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ANDROPAUSA POLITICA.

Ossia: come sia difficile, oggi, collocare le proprie idee politiche identificandole con una formazione politica e/o con coalizioni di governo. Cambi di casacca e astensionismo ne sono un sintomo preciso. Per non fare del sessismo, certamente non solo per gli uomini: anche sulle donne pare che la sindrome abbia una certa incidenza. A soffrirne in modo evidente i partiti di centro, basti guardare al panorama europeo, ma riducendo il contesto al Bel Paese e poi al Trentino emerge con chiarezza la difficoltà di quel popolarismo, da molti invocato, che non trova terreno fertile nell'elettorato. Sfogo, polemica, provocazione e di conseguenza frustrazione non devono però avere il sopravvento sul ragionamento politico delle scelte, il con chi stare, nelle sue ragioni di leggi elettorali maggioritarie, diviene contestuale alle situazioni. Non confondendo gli interessi primari, ma proiettando futuribili costruzioni attraverso decisioni che, anche se all'apparenza possono sembrare contraddittorie, cercano di portare alla reale costruzione di quella forza politica identificabile come centrista. Ricordando quanto sia difficile costruire dalle macerie (e non sulle) utilizzando il “materiale frammentato” dalle continue diaspore, il passato difficilmente ritorna, lo sforzo per riportare in auge una identità politica rispondente ai canoni di una forza politica popolare autonomista, non dimenticando convintamente europeista, necessita di uno sforzo maggiore, notevole e  non privo di rischi, perché laddove la fase è quella progettuale, troppo spesso molti soggeti coinvolti aspirano ad esserne protagonisti con le proprie declinazioni, di consegueza eventuali accordi e condivisione di percorsi diventano molto complicati. Con l'avvicinarsi delle elezioni amministrative in Provincia, le criticità all'interno dei partiti piu piccoli,  sembrano acuirisi: nasce il tutto dalla affannosa ricerca di un ”posto al sole” o solo esclusivamente dal convincimento di essere i veri depositari degli interessi della cittadinanza?

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INVITO A SERATA INFORMATIVA

 

PROGETTO TRENTINO

Vi invita ad una serata informativa dal titolo:

L’EUROPA DOPO LA BREXIT   interviene l’eurodeputato  On. Herbert Dorfmann

AD UN ANNO DA VAIA   interviene il Vice Presidente della Provincia Autonoma di Trento Mario Tonina

Giovedì 14 novembre ad ore 20 30 presso la Sala Polifunzionale delle Distillerie Marzadro in via Brancolino 10 NOGAREDO

IL CROCEFISSO NON VA RIMOSSO

Suscita molte riflessioni la volontà espressa dal ministro dell’istruzione Fioramonti di togliere il crocefisso dalle aule scolastiche, sostituendolo con le carte geografiche, e questo indipendentemente dal fatto che sia una boutade o una precisa indicazione politica. Questo perché dietro una estemporanea affermazione in realtà si nasconde la riproposizione di un mantra della sinistra che come un fiume carsico ogni tanto riemerge alla superficie e che possiamo riassumere così: il crocefisso va rimosso perché è motivo di discriminazione e violenza nei confronti del pensiero religioso diverso. Argomentazione che sarebbe da condividere se fosse vera ma da rigettare essendo basata sulla colpevole mistificazione di ciò che è in verità il crocefisso, ossia la rappresentazione plastica di un uomo che si è detto figlio di Dio, che ha predicato la pace, la non violenza, il rispetto per gli emarginati e i poveri, la dignità intrinseca di ogni persona del mondo indipendentemente dal colore della pelle, della lingua, della religione. Che ha predicato il senso della vita come occasione di dare ad essa un valore aggiunto nel suo essere in realtà la preparazione ad una vita migliore. In altre parole essendo il simbolo di una rivoluzione a tutto tondo capace di cambiare per sempre la storia degli uomini.

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RICORDIAMOCI DA DOVE VENIAMO

L'ultima fatica letteraria di Elena Albertini: “Destini incrociati” (edizioni curcu e genovese) (letto d'un fiato) richiama e ricorda i valori dai quali, come italiani, come volontari della politica, non dobbiamo mai prescindere, ma portare con noi nel nostro viaggio di ricerca di un approdo, di una evoluzione del pensiero politico che, mai come oggi, deve poggiare le sue fondamenta sugli insegnamenti di un periodo storico così infausto e doloroso. Ecco che allora, sottraendoci alle polemiche sulla istituzione della Commisione Segre, Progetto Trentino viene chiamato oggi ad un ruolo nuovo: quello di sentinella, di salvaguardia e conservazione di quei valori che hanno permesso la nascita e lo sviluppo della democrazia nel nostro paese ed in Trentino. Proprio perché siamo componenti di una coalizione di centro destra autonomista e popolare, siamo chiamati ad un lavoro di presidio culturale, con quella filosofia che spesso sentiamo nostra: “fare qualcosa di utile per il Trentino”; oserei dire: un presidio educativo, che deve saper richiamare l'attenzione della politica locale su temi che, dal dopo guerra ad oggi, tornano di tanto intanto ad animare frange del disagio sociale dando rifugi privi di futuro, ma molto pericolosi per una società confusa e in declino.

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