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La sentenza del tribunale di Trento

La sentenza del tribunale di Trento apre la via alla legalizzazione della pratica dell’utero in affitto. Quale rappresentante di PT ribadisco il fermo NO a questa aberrante situazione in quanto ogni bambino è una persona portatore di diritti inalienabili quali: crescere con la propria madre e il proprio padre, non essere merce di scambio, sapere di chi è figlio, non essere oggetto di compravendita.

Ogni bambino ha il diritto di essere concepito e di crescere dentro un utero che non è stato preso in affitto e dunque comprato.

Il bambino è un dono non un diritto.

Ogni bambino deve essere difeso da chi lo vuole ridurre ad oggetto che una volta “completato” è per legge legalmente venduto al committente come fosse un articolo di supermercato. La pratica dell’utero in affitto deve essere condannata come forma di sfruttamento e mercificazione umana fra le più devastanti.

Ogni donna ha il diritto ad una maternità consapevole e protetta e non può essere costretta per necessità economiche o per coercizione psicologiche o per indottrinamento culturale a vendere se stessa e diventare un “contenitore” che a seguito di un contratto si attiva a richiesta, sapendo di cedere alla fine dei nove mesi il “contenuto” quando questo è un essere umano, è suo figlio.

Uno stato non può per legge permettere un atto di violenza perpetrato ai danni del soggetto più indifeso quale è un bambino, soltanto per soddisfare il desiderio genitoriale di una coppia di adulti omosessuali che per natura, dunque per un fattore oggettivo indipendente da ogni substrato culturale e ideologico, non può avere figli in quanto accettare questo significa di fatto legittimare con legge dello stato la pratica aberrante dell’utero in affitto.

Elena Albertini