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ACCENTRAMENTO E AUTONOMIA

Sono di questi mesi alcune decisioni prese dal governo di centrosinistra autonomista meritevoli di attenzione, facendo intravedere non tanto il pericolo per la nostra Autonomia in sé quanto piuttosto per una sua metamorfosi. Un cambiamento che minando, però, le fondamenta sulle quali l’istituto autonomistico è stata costruito, porterebbe la realtà trentina a non essere più quella che è stata, per diventare un qualcosa di diverso e irriconoscibile, ma soprattutto eguale ad altre realtà regionali.

In altre parole stiamo assistendo alla perdita graduale della sua specificità.

Come ben sappiamo due sono i cardini della nostra autonomia: il primo è l’autogoverno ossia la capacità di sapersi amministrare nella responsabilità.

Il secondo è la sussidiarietà, ossia la libertà di iniziativa lasciata alle forme intermedie di governo e alla società civile affinchè i problemi che emergono dal territorio siano risolverti meglio e con meno costi. Ebbene dalla politica del centrosinistra autonomista i segnali che provengono sembrano andare nella direzione opposta perché sembrano mirare all’accentramento, togliendo spazi di libertà, vicinanza al territorio e linfa vitale all’insostituibile mondo dell’iniziativa privata e del volontariato, ricchezza storica del Trentino. Mi riferisco, in primo luogo, al progetto di riforma della sanità e dell’assistenza agli anziani di Zeni, in secondo luogo alla scelta del polo museale unico di Mellarini ed infine al progetto di fusione di tutte le associazione e gli enti e fondazioni che fanno capo alla cooperazione internazionale dell’assessora Ferrari.

Decisioni che se intraprese non potranno non cambiare il volto della nostra Autonomia, togliendo, la prima, ossigeno alla libertà di gestione e di decisioni operative e programmatiche delle varie case di riposo in nome di una presunta razionalizzazione di costi. Quando a ben guardare nel mondo della sanità è quello uno dei pochi settori che funziona, essendo ben altre le fonti delle criticità del sistema sanitario trentino. Il secondo, il polo unico museale, togliendo autonomia operativa alla proposta culturale offerta dai singoli musei trentini. Il terzo, la fusione delle associazioni della cooperazione, togliendo ossigeno al volontariato, ossia a quel fenomeno che più di ogni altro ha permesso alla nostra autonomia di essere un valore condiviso e nettamente identificabile, raggruppando in piena autonomia le persone intorno ad un ideale per il quale si agisce senza nulla chiedere in cambio ma tutto donando a chi ne ha bisogno. Accentrare significa allora non solo intraprendere una china che snatura l’autonomia ma significa allontanare ancor più i trentini dalla cultura autonomistica, non essendo più quella che è: legame stretto fra il cittadino e le istituzioni che lo governano nella libertà delle singole iniziative.

I padri della nostra autonomia dicevano che governare significa, affiancare, consigliare, promuovere. Oggi chi governa dice che autonomia è dirigere, assorbire,  accentrare, quando operare questa scelta significa burocratizzare le proposte e appiattirle all’interno di quello che è sempre stato il nemico dell’autonomia: il centralismo. Se poi a questo aggiungiamo la vicenda Itas, la crisi del Sait, e delle casse rurali viene spontaneo dire che forse non ci meritiamo l’Autonomia. Non solo secondo quanto detto da Degasperi, ossia che le autonomie sarebbero sopravissute se avessero dimostrato di governare meglio e a minor costi, ma anche perché, al di là di ogni variabile, probabilmente non siamo più tanto speciali ma troppo normali.

 

Elena Albertini