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L'autonomia anima di noi trentini

Mi inserisco nel dibattito ancora una volta incentrato sullo stato dell'arte della nostra Autonomia, per sottolineare come il problema abbia quanto mai bisogno di essere guardato con lo spirito critico di chi constata che se l'Autonomia è tema di dileggio rasente il disprezzo è perché la comunità autonomistica trentina nel suo insieme l'ha impoverita fortemente senza magari neppure accorgersi. Il che a dire che l'Autonomia potrebbe morire perché chi la deve far vivere non la vive più, anzi applaude chi dice che è finita. Tutti sembriamo, infatti, sapere a grandi linee come, perché e quando è nata la nostra Autonomia, ma pochi sono consapevoli che c'è, dandola per scontata come si dà per scontata la mamma, relegata a sfondo indistinto da far emergere solo in caso di necessità ma soprattutto senza riconoscerne il reale valore. Ebbene credo che oggi la nostra Autonomia sia in pericolo non solo per fattori internazionali, economici, politici né tanto meno perché Mentana lo ha detto da un palco, ma perché non è più la carne e l'anima della gente trentina. Questo è il cuore del problema e anche, forse, la possibile speranza di rinascita. Infatti, poiché l'Autonomia non è un valore astratto ma un modo di essere della persona, di ognuno di noi, in relazione alla società civile, alle istituzioni e al territorio, possiamo pensare che abbia futuro se dalla persona nasce la spinta interiore a farla propria nel contesto della quotidianità, del lavoro, della cultura, dell'economia, della politica. In altre parole se parte la rivoluzione interiore di ogni trentino di sentirsi autonomo, di pensare come autonomista e soprattutto di agire come autonomista. Perché non vi è dubbio che i responsabili maggiori della crisi dell'Autonomia non sono "i grandi sistemi" ma coloro che la esaltano a parole ma la tradiscono nei comportamenti, nelle scelte politiche, nelle non scelte. Coloro che  sistematicamente e scientificamente demoliscono i cardini che la sostanziano, coloro che la vivono in superficie, coloro che trasmettono alle giovani generazioni non il suo vero volto ma una maschera.

L'Autonomia al contrario sarà futuro, civiltà, identità, progetto esportabile di convivenza e gestione politica del post-ideologico se torna ad essere un cammino di conoscenza e di prassi ce chiama in causa la libertà della persona, la sua volontà di essere "autonomia vivente" responsabile. Se assume la forza di un imperativo categorico che muove la persona a mettersi in gioco e diventare attivatore di cultura autonomistica, nel cui orizzonte I soldi sono il mezzo non il fine. L'autonomia, dobbiamo dircelo a gran voce, è la parte nobile del nostro essere uomini e donne costruttori di future modalità di gestione del potere nell'epoca della globalizzazione, ma perché questo avvenga abbiamo bisogno di intraprendere una rivoluzione interiore personale e una rifondazione politica profonda, meditata, condivisa e scientemente riprogettata. Solo così avremo la speranza di vedere un Mentana essere costretto a sciacquarsi la bocca prima di parlare ancora della nostra autonomia.

Elena Albertini