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ELEZIONI EUROPEE 2019

Anche qui nel profondo nord, dove l'Autonomia regna sovrana fin dagli anni del dopoguerra, la Lega vince, raggiungendo un consenso notevole che se paragonato a quello ottenuto dal Partito Democratico, nella consultazione precedente, è ancora maggiore guardando al numero di voti ricevuti rispetto alle percentuali. I Trentini hanno scelto in maggioranza, senza badare alla provenienza dei candidati o dei localismi, troppo frammentati i partiti locali per riuscire ad esprimere un concetto di unità verso la reale esigenza di essere rappresentati a Strasburgo in una fase così complessa e delicata della storia dell'Unione Europea. L'unico rappresentante della regione sarà Herbert Dorfmann, candidato del Svp che rinnova il suo mandato per la terza volta, appoggiato qui in provincia da Pt e Patt, che dovrà farsi carico di difendere il ruolo prioritario del regionalismo quale valore assoluto di “trade union” fra specificità e massimi sistemi.

Al di là dei trionfalismi o delle conseguenze a livello nazionale degli esiti, una vittoria di tali dimensioni porta a chiedere una assunzione di responsabilità che superi la fase degli slogan e induca alla difesa degli interessi reali del nostro paese. Sarebbe deleterio e controproducente intraprendere la strada dell'isolazionismo vista la situazione economica e di sviluppo dell'Italia. Il rispetto del voto è il rispetto della democrazia, ora però incomincia la fase più delicata, dove le scelte peseranno, e non poco, sul futuro di una inevitabile riforma degli apparati dell'Unione, tenuto conto che i temi toccati ed espressi nei singoli stati, dalla maggior parte dei partiti, chiedono con forza un cambiamento, una profonda trasformazione che tenga conto delle esigenze interne di ogni sigolo paese aderente.

Ma torniamo a noi, al piccolo Trentino, a questa terra così ricca di storia politica ed oggi incapace di esprimere una linea politica condivisa a salvaguardia non solo delle radici culturali quali sono quelle del popolarismo, ma di proposta e laboratorio per evitare che prevalgano strutturazioni estremistiche o pensieri unici. Ecco che allora, ancora una volta, seppur con fatica, siamo chiamati a confrontarci con la realtà, a discuterne le ragioni, con l'obbligo di ripovare a costruire, senza paura e secondi fini, una forza politica che sia espressione di un Pensiero Autonomo collaborando sì al governo della Provincia , ma capaci di proporre un politica nuova, diversa, distinta, futuribile, un lavoro non semplice impegnativo e non privo di di rischi, ma una strada obbligata se, per esempio, fra cinque anni vorremo vedere un Trentino eletto a Bruxelles.

Roberto Avanzi