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SERVE DAVVERO RIDURRE L'IVA?

In questi ultimi giorni arrivano notizie da Roma circa la proposta di riduzione momentanea dell'IVA. Ma siamo proprio sicuri, prendendo per buona la proposta, che l'abbassamento di tale imposta sia sufficiente per una ripresa tanto significativa quanto necessaria dei consumi delle famiglie? Sono fermamente convinto che questo non basta.

Se non ci sono soldi nelle tasche dei consumatori non si consuma e l'IVA potrà anche essere dimezzata,

ma rimarrà solo e sempre un'operazione di facciata. Di certo non voglio sostenere che un simile provvedimento non serva, anzi sarebbe più che doveroso, ma di portata limitata rispetto alle aspettative del proponente e alle urgenti necessità dei consumatori.
Tre elementi devono interagire simultaneamente e in maniera coordinata:
Il sistema economico, che ha bisogno di una cospicua immissione di liquidità (fondi europei, fondi Bei, risparmio privato) per far partire gli investimenti pubblici e privati;
Il sistema bancario, che, supportato da idonee garanzie statali, deve sostenere la ripresa con tempestive risposte alle richieste finanziarie delle famiglie e delle imprese;
Lo Stato, che deve fare la sua parte infondendo fiducia con l'attività legislativa e dimostrando capacità operativa nell'avviare le tanto conclamate riforme strutturali.

La leva fiscale in chiave di rilancio espansivo dell'economia deve presupporre una riforma fiscale radicale che preveda l'abbassamento della curva IRPEF, che riveda la normativa IRAP (ricordiamoci che l'IRAP è stata introdotta nel 1997 per finanziare il Fondo sanitario nazionale e che ora per lo stesso settore sarebbero previsti i fondi MES europei), che metta mano alle accise sui prodotti petroliferi, che intervenga sul costo del lavoro riducendo il cuneo fiscale. Questo per citare alcuni esempi, ma di certo si dovrà intervenire anche sulla fiscalità locale in coordinamento con i vari territori (vedi addizionale IRPEF). Sono costi enormi per il nostro Paese su questo non ci sono dubbi, ma anche fermare il tessuto produttivo avrebbe un impatto devastante per la collettività. Recessione e disoccupazione vanno contrastate con tutti gli strumenti a disposizione.
Serve agire in fretta. Servono interventi strutturali. Non servono misure spot dal vago sapore propagandistico. Serve uno shock economico di portata epocale che dimostri, da un lato, la capacità di visione strategica di un Governo centrale - che finora purtroppo ha dato dimostrazione del contrario - e, dall'altro, la capacità di reazione delle forze vive del nostro Paese ad una crisi di dimensioni planetarie. Lo sta chiedendo a gran voce l'intera nostra società e la stessa Europa che mai come oggi si è resa disponibile a supportare l'Italia nell'uscire dalle secche di una recessione che in autunno potrebbe essere devastante.

Mauro Dorigoni

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