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TANTO TUONÒ CHE PIOVVE

La politica trentina sta attraversando un momento estremamente complicato, a risentirne in maniera preponderante il centro destra per la situazione che si è venuta a creare sulle candidature a sindaco per la città di Trento, visto anche il variegato panorama dei suoi componenti.

Le voci che si rincorrono, le ipotesi, i tentativi di un ricompattamento su un nome “forte” per contrastare adeguatamente la sinistra, sono naufragate (almeno per il momento) e le spiegazioni dei portavoce dei vari movimenti politici della coalizione, non hanno convinto.

Analizzare i perché o per lo meno tentare di spiegare, alla moltitudine di elettori del centro destra, spiazzati e sconcertati, che hanno votato per questa maggioranza alle provinciali (me compreso), non pare cosa semplice, a tal punto che questa crisi di rapporti, oltretutto, sta mettendo o metterà, in caso di risultato molto negativo, a repentaglio la tenuta della maggioranza in Consiglio provinciale.

Ora, siccome già la stampa ci mette del suo sul costruire scenari, i più disparati, mi limito ad alcune constatazioni dedotte dalle dichiarazioni lette.

Lo si sapeva fin dall'inizio delle riunioni preparatorie che per vincere una competizione elettorale a Trento sarebbe servito un candidato capace di attrarre i voti di quel mondo civico, popolare e autonomista che fatica a “digerire” i rapporti con la Lega. Detto questo, sono cominciati i distinguo e qualcuno vedi Progetto Trentino, dopo l'imposizione del candidato da parte della Lega, ha scelto di intraprendere una strada diversa nel tentativo di incontrare quel consenso che in città vota da molti anni espressioni politiche locali volte a sinistra.

La comparsa di un candidato a sorpresa, a cui un altro movimento politico aderente alla coalizione del cambiamento ha subito dato il suo appoggio, ha di fatto reso più intricata la situazione.

Il colpo di scena a quindici giorni dal termine per la presentazione delle liste, è il ritiro della candidatura del rappresentante del centro destra, su richiesta, a quanto risulta scritto, del segretario della Lega, a questo punto le supposizioni si sprecano, come i nomi di sostituti che da due mesi a questa parte qualcuno suggeriva alla stampa, chissà per quali interessi.

Il risultato di tale decisione è sotto gli occhi di tutti, e rimediare ad un tale pasticcio con così poco tempo a disposizione sembra molto difficile.

Cui prodest? Una domanda che non trova risposta se non in un contesto di supposizioni che per ora la stessa stampa non ha preso in considerazione.

La prima supposizione che mi viene in mente è quella di una saturazione del grado di mediazione da parte del partito di maggioranza relativa che attraverso il suo segretario ha deciso per una strategia che metta nell'angolo i vari movimenti alleati, per capirci, una sorta di: “muoia sansone con tutti i filistei”. A questo punto però sarà la stessa Lega a dover candidare un suo pezzo da novanta che si faccia carico degli oneri di una eventuale sconfitta.

Una seconda ipotesi, non suffragabile di alcuna prova, è una situazione interna alla stessa Lega molto complessa e tesa, tale da creare una crisi di rottura fra le componenti, magari dettata da qualche sondaggio negativo, il che ha reso inevitabile la ricerca di un cambio improvviso di rotta.

Un terzo fattore di analisi potrebbe essere l'intervento di un suggeritore esterno, di cui la Lega, dicono i bene/male informati, fa spesso uso per le più disparate situazioni.

Sta di fatto che ora o salta fuori il coniglio dal cilindro oppure la sinistra avrà la strada spianata per lo scranno di palazzo Thun.

Le stesse formazioni che a settembre proveranno a contrastare la sinistra da posizioni diverse ne soffriranno di questa situazione, perché difficilmente il voto leghista sarà disposto a favorire candidati che non sono di loro espressione.

Non ci resta che attendere gli avvenimenti, ma credo che la frittata sia fatta e rimediare non sarà cosa semplice, non tanto per queste comunali, ma per il prosieguo del progetto che ha portato al governo della Provincia la Coalizione del Cambiamento.

Roberto Avanzi

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