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LA POLITICA DEI GIOCHI DI PRESTIGIO

Cercare di dare una spiegazione razionale alla scelta fatta dai partiti nazionali del centro destra per la "nuova candidatura" alla poltrona di sindaco della città di Trento è impresa ardua.

La cronaca, non smentibile, di qualche mese addietro narra che gli stessi partiti avevano respinto l'auto candidatura dell'attuale prescelto.

Questa illuminazione sulla via di Damasco, sorretta dalla classica regola che la politica sa applicare in modo mirabile: mai dire mai, che significati può assumere agli occhi degli elettori.

Se ne possono proporre alcuni, per tentare di dare una qualche spiegazione ad una operazione a prima vista priva di sensibilità e coscienza politica.

La decisione, avvallata dalle segreterie nazionali, potrebbe servire a contenere i cali di consenso che inevitabilmente ci saranno per il perdurare di una situazione di stallo, frutto di veti incrociati e tergiversazioni.

Potrebbe essere, ragionando, una sorta di rivalsa nei confronti di chi ha scelto percorsi diversi nella contesa sulla città, ricordiamo che il candidato designato militava nella Civica Trentina come la attuale candidata a sindaco della civica Si Può Fare.

Il fatto che verrà proposta/permessa anche una lista, personalizzata, del candidato a sindaco, la dice lunga.

Un'altra interessante ipotesi riguarderebbe il tentativo di indebolire la posizione del candidato appoggiato da un altro movimento politico che se n'è andato sbattendo la porta, "offeso" per le dichiarazioni di chi ora è stato messo da parte.

In questo gran ballo, le attuali e future responsabilità di una eventuale, agli occhi di molti, inevitabile sconfitta, sarebbero diluite in una sorta di colpa collettiva e andrebbero a sgravare, in un processo politico, le pene del vero responsabile della sconfitta.

Sarà una valutazione errata, ma all’origine di tutto questo bel pasticcio, sembra esserci qualcosa di più profondo che riguarderebbe il partito di maggioranza, altrimenti certe sceneggiate non avrebbero alcuna spiegazione.

Detto ciò, le vere conseguenze ci potranno essere dopo gli esiti del 20 di settembre e la posta, nella scommessa fatta, è notevole perché coinvolge direttamente la Giunta provinciale.

C'è poi la questione ballottaggio: riuscire a portare il candidato della sinistra al secondo turno permetterebbe di intavolare una trattativa per cercare i voti di chi attualmente ha scelto una strada diversa.

Senza fare i bacchettoni, si può certamente pensare che se una futura amministrazione della città parte con questi presupposti, possiamo parlare di cambiamento? Di serietà? Magari possiamo passarci sopra, ma i dubbi restano.

In fondo parlare di un candidato che unisce che senso ha, le elezioni non sono un processo nel quale si può cambiare avvocato in corsa, quello che unisce oggi è lo sconcerto, il resto spetterà agli elettori.

Roberto Avanzi

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