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LA LEVA FISCALE: STRUMENTO DI RILANCIO ECONOMICO

"Qui si fa l'Italia o si muore" disse Garibaldi al suo generale Nino Bixio durante la famosa battaglia di Calatafimi del 1860. Oggi questa celeberrima frase è presa a riferimento per descrivere la necessità impellente di un agire fermo e rigoroso.

Una breve premessa per far comprendere come, al di là di ogni ragionevole dubbio, mai come ora serve al Paese un'azione ferma, decisa e coraggiosa delle forze di governo per superare il periodo autunnale che si preannuncia difficile, per molti doloroso e pieno di incognite.

Qualcuno, addirittura, ha già preannunciato che sull'economia italiana si sta per abbattere un vero e proprio tsunami di proporzioni non immaginabili (*). Onestamente queste previsioni catastrofiche in genere mi lasciano sempre un pò perplesso, ma è innegabile che le previsioni non si presentano sotto i migliori auspici. Il crollo della domanda di beni e servizi che si riflette sulla caduta del PIL, il 40% delle microimprese - secondo un'analisi ISTAT - a rischio chiusura entro l'anno e la conseguente crescita della disoccupazione e impoverimento generale della popolazione impongono fin da subito azioni draconiane, se non vogliamo uscirne con le ossa rotte.

Lo scenario appena descritto non riflette effetti negativi solo sull'economia, ma anche per le casse dello Stato in termini di minori entrate fiscali con la conseguenza dolorosa di una riduzione inevitabile dei servizi e dell'assistenza sanitaria in primis. Per evitare che tutto ciò accada, è necessario e doveroso che il Governo faccia la sua parte dotandosi di una qualche idea di sviluppo economico ed industriale del Paese. Utilizzare la leva fiscale per sostenere investimenti, stimolare i consumi, aprire all'internazionalizzazione e con essa la ricerca di nuovi mercati per sviluppare nuove opportunità di crescita e lavoro è una della azioni che devono essere attuate fin da subito, di sicuro quella prioritaria. E’ urgente avviare la riforma fiscale e ridisegnare la curva IRPEF, semplificare e ridurre IRES, IRPEG, tributi locali, accise. Insomma abbassare la pressione fiscale per tutte le componenti economiche della società. Proviamo solo ad immaginare quali potrebbero essere gli effetti sul trasporto pubblico e privato del solo abbassamento delle accise sui prodotti petroliferi………

Una cosa è certa. Non si possono usare modalità e strumenti ordinari in situazioni straordinarie.

Lo abbiamo suggerito in più di una occasione: va predisposta una ingente immissione di liquidità nel sistema approfittando degli strumenti finanziari messi a disposizione dall'Unione Europea e dal risparmio privato (Mes, Recovery found, Sure, Corona bond ecc.) senza farsi intimorire dai controlli comunitari se richiesti. Ci mancherebbe altro. Ma di concerto con l’utilizzo della leva fiscale prevedendo il congelamento tributario almeno per un biennio, va snellito l'apparato burocratico e, contestualmente, semplificata l'azione amministrativa approfittando anche della rivoluzione digitale in atto, vanno incentivati gli investimenti pubblici, bisogna operare sul mercato del lavoro per ampliarne la domanda e l'offerta. Ciò consentirà di mantenere un certo grado di liquidità nel sistema produttivo, di rilanciare i consumi, di ridurre il cuneo fiscale con indubbi effetti positivi sul mercato del lavoro. Poco importa se vi sarà una riduzione del gettito, i benefici nel medio lungo termine saranno ben superiori. Orbene di tutto ciò non vi è traccia, se non nelle mere enunciazioni di principio.

Non si intravvede all’orizzonte una benché minima idea di programma nemmeno a breve. Anzi possiamo tranquillamente riferire che a livello nazionale le entrate tributarie nel 2021 subiranno un incremento del +5,37% e del 2,51% nel 2022 (**) ovvero nella direzione opposta a quella che si dovrebbe seguire. La pressione fiscale paradossalmente crescerà.

E la situazione non migliora di certo a livello locale. Basti pensare che l'ultimo bilancio triennale di previsione del Comune di Trento prevede un volume di entrate tributarie per il 2021 di € 45,5 m.ni con un aumento di circa 5 m.ni di euro pari al +11,3% rispetto al 2020. Ecco se queste sono le premesse c'è poco da stare allegri.

Certo metter mano al fisco parlando di congelamento se non addirittura di riduzione della pressione fiscale significa andare a toccare uno dei mantra delle Sinistre e ciò risulta impresa ardua. E in questi mesi di lockdown pandemico lo si è visto, tant'è che siamo ancora qui a parlarne e scriverne. Deve essere chiaro a tutti che qui non si tratta di filosofeggiare, di mettere in discussione il liberismo economico o di rievocare e trovare ispirazione nella dottrina keynesiana, ma di invocare il ricorso al buon senso e all'amor di patria.

Mai come ora il nostro Paese ne ha bisogno.

Mauro Dorigoni

già Ragioniere generale del Comune di Trento

già Direttore generale di Trentino trasporti ed Equitalia

membro del Comitato esecutivo di Progetto trentino

(*) www.proiezioni di borsa.it

(**) Ministero delle finanze - bilancio finanziario 2020-2022

 

https://www.facebook.com/progetto.trentino

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