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IL FUTURO DELLE CIVICHE


Finita o quasi l'analisi sugli esiti delle elezioni comunali, la politica trentina, che fa riferimento alla coalizione del cambiamento, comincia a ragionare sulle elezioni provinciali del 2023. L'inizio della discussione non sembra essere un buon auspicio viste le accuse che si vedono sulla stampa, forse servirà ancora qualche giorno per ricondurre gli stati d'animo ad una necessaria mitezza, e leggere, magari, riflessioni e dichiarazioni più razionali ed educate.
A Trento ben tre esponenti candidati a sindaco: Merler, Carli e Zanetti, pensano ad uno sviluppo del proprio movimento politico per diventare il riferimento di quell'elettorato che non vota i partiti nazionali del centro destra.
Continuano però ad evidenziarsi quei problemi che da tempo rendono difficili i rapporti nella politica trentina, cosa riguardante anche il centro sinistra, le leadership, troppi si sentono depositari di quelle verità, di quei fondamentali che portano ad autocandidature di primogenitura. Invece di dare vita ad un confronto sui contenuti si cerca di imporre il proprio modo di vedere ed il conseguente tornaconto personale.
Così si parte con il piede sbagliato e si favoriscono le divisioni, le diaspore e il proliferare di sigle che spesso raccolgono un consenso molto limitato e limitante.
Comunque la si pensi, il tempo delle diatribe, per giungere ad un primo risultato, dovrebbe terminare al più presto, spostando l'attenzione e il ragionamento su basi utili a ricostruire un movimento atto a rappresentare quegli elettori ora distribuiti in molti (troppi) rivoli divenuti poco efficaci e dispersivi.


Se c'è una cosa che manca, per molteplici ragioni, a queste civiche, è il lavoro sul territorio.
Certamente più facile a dirsi che a farsi, potrebbe essere un buon viatico trovare un tema di discussione comune, senza sprofondare nella retorica, che coinvolga in una discussione proficua, per fare un esempio: Autonomia quale futuro?
Se non si riescono a trovare basi comuni di discussione nonostante che manchino tre anni alle elezioni difficilmente si potrà ottenere un risultato significativo.
In questo panorama poco edificante (nel reale senso della parola) si inserisce l'intervento dell'ex presidente della provincia, Lorenzo Dellai, che dalle pagine di un giornale locale, esorta e plaude al tentativo di costituire una nuova esperienza politica di ispirazione cattolica (cristiana per i sofisti) a livello nazionale e atta a rapportarsi con le esperienze civiche territoriali. Discorso strutturato, non privo però di quelli accenti e quei distinguo che da tempo sono l'origine del proliferare di piccoli partiti.
Impossibile non notare, ancor prima che una esperienza si affermi, che si vada ad esaltare un risultato elettorale, una e vera e propria antitesi alle speranze espresse sulla nascita di un partito lontano, così si può leggere e interpretare, da una coalizione gestita da una sinistra spesso estrema.
Che ci sia un enorme lavoro da fare, sul piano politico, anche qui, non lo scopriamo purtroppo adesso, è dallo scioglimento della Margherita che c'è. La “mancanza” di classe dirigente a tutti i livelli, per un più che mai necessario ricambio, è uno dei fattori che ci hanno portato nella situazione attuale, che non lo si sia potuto o voluto fare, ad oggi cambia poco, resta il fatto che ricostruire, in un Trentino abbandonato alle derive pseudo ideologiche, è un problema di non poco conto soprattutto se si comincia con i soliti presupposti: “noi siamo i depositari della politica giusta”. Se tutto fosse così semplice e idilliaco non ci sarebbero sette liste a sostegno del Sindaco di Trento.

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